Gli Approfondimenti
L'adolescente Agosto. A tu per tu con Cesare Pavese
L'adolescente Agosto.
A tu per tu con Cesare Pavese
Agosto è un mese, un mese particolare, così tanto complesso e diverso dagli altri da assomigliare forse anche ad uno stato d'animo... di quelli strani, di quelli un po' borderline oserei dire.
L’adolescenza dell’anno forse, dove la realtà tangibile lascia spazio alla fantasia o forse addirittura al mito.
I giorni passano, uno dietro l'altro, alcuni lenti, altri più veloci, ma ognuno vive questa particolare mensilità, come un gambero, che va all'indietro, che si ciba del presente, ricordando i sapori del passato.
Le cicale, le feste del patrono, la notte delle stelle, il mare, la libertà, la luna e i falò, la spiaggia, la bella estate, feria d'agosto... di cosa parlo? Cesare Pavese, lui, colui che in questi suoi titoli, parlò proprio della bellezza agostana e di quel che con sè conteneva.
L'Agosto dei primi amori adolescenziali, delle trasgressioni, delle uscite serali fino a tardi e l'agosto dell'adulto, che cerca in tutti i modi di ritrovare e rivivere proprio quelle stesse sensazioni adolescenziali, in tutti i modi, che sia ieri che sia oggi.
Agosto è e deve essere divertimento.
e quel deve non è messo a caso. Non è scritto a caso, non è a caso da me sottolineato.
Agosto è il mese di folle e di file, è odore di crema abbronzante; è oblio di quel che è stato fino a qualche giorno prima, è tregua, nella speranza di ritrovare nostalgicamente il passato che fu.
Ed ecco dunque lui, Pavese, che in Feria d’agosto, ci racconta di un'adolescenza in cui c’era un tesoro che noi non sapevamo; c’è fascino e stupore, come dentro una favola. Tutto è visto con altri occhi, sotto altra luce, che è poi l’essenza stessa del mito. Verrà poi il tempo della nostalgia nel ricordare quel tempo mitico e ci mancherà “la purezza iniziale di vivere nell’essere genuino”.
Gli unici paradisi a noi concessi, si sa, sono i paradisi perduti.
lo disse Proust, lo disse Borges, lo dice in altri modi Pavese.
Quando sei in paradiso non ci fai caso;
quando ci ripensi e ne avverti la mancanza il paradiso è già perduto.
Prima si vive, poi si conosce, non si vive e si conosce nello stesso tempo.
questo è il mistero di vivere secondo Pavese.
L’infanzia per lui è il vivaio dei simboli; l’adolescenza sprigiona la voglia di viverli con tutti i sensi, anche quelli nascosti. La vita adulta, avverte Pavese, aggiungerà ben poco al tesoro infantile di scoperte.
L’essenza dello stupore, lo stato di grazia, per lui, non è restare dentro se stessi ma spargersi nei luoghi fino a sparire dentro di essi: farsi quel campo, quel cielo, quel bosco; aggiungo, quel mare.
Io non esisto, esiste il cielo.
Io non esisto, esiste agosto.
Nessun bambino ha coscienza di vivere in un mondo mitico, dice Pavese.
Nessun bambino sa cosa sia il paradiso dell’infanzia; anzi, l’infanzia è poetica solo per gli adulti.
C’è nel bambino “un immediato e originario contatto alle cose”.
Che si perde quando si diventa adulti, e finisce agosto.
Tornando nei panni dello scrittore, Pavese annota: “quando si prende in mano la penna per narrare sul serio, tutto è già accaduto, si chiudono gli occhi e si ascolta una voce che è fuori dal tempo”. Il poeta cerca di “rinverginarsi” dice Pavese, cioè tenta a ritroso di ritrovare la purezza perduta. La narrazione, l’arte, è il ritorno cosciente all’adolescenza, ossia a quella stagione della vita che è ponte tra il mito e la realtà, tra l’infanzia e la vita adulta, tra lo stupore e la conoscenza. Cosa rende mitico e sacro un paesaggio? È avvertire quello spazio nella sua unicità.
La storia nel suo tempo è un divenire incessante, imperativo; una retta che corre verso l’infinito, il progresso è la sua legge inesorabile ed euforica: invece Pavese si rifugia in agosto, nell’adolescenza, nel mito, nella natura, sente il ciclo della vita e delle stagioni, scorge la circolarità dei destini e il loro perentorio accadere.
Ciascuno di noi, avverte, possiede una mitologia personale: e qui la mente di ciascuno si popola di ricordi mitizzati della propria infanzia d’agosto.
“A quei tempi era sempre festa.
Bastava uscire di casa e attraversare la strada, e tutto era bello, specialmente di notte”.
Feria d'Agosto - Cesare Pavese
Editore : Einaudi (21 settembre 2021)
Lingua : Italiano
Copertina flessibile : 254 pagine
ISBN-10 : 8806252259
ISBN-13 : 978-8806252250